La spedizione è gratuita per tutti gli ordini sopra i 70 euro.  Scopri tutti i nostri vini.
Stefano Peyrani
Acquista un vino Acquista
Scroll
Data di pubblicazione 1 marzo 2026
Piemonte

Stefano Peyrani

Tempo di lettura 8 minutes

Non tutti i vini chiedono di essere spiegati. Alcuni hanno solo bisogno di essere incontrati, al
momento giusto.

Stefano Peyrani e il tempo lungo della Barbera.

Arrivare nel Monferrato astigiano significa rallentare senza accorgersene. La strada si fa più stretta, il colore della terra vira all’ocra, le colline sembrano appoggiate una sull’altra come pagine di un libro antico. Qui, in una casa dell’Ottocento che ancora conserva la memoria di chi l’ha abitata, ci accoglie Stefano Peyrani.

Stefano parla come chi ha molto vissuto e nulla da dimostrare. Il suo modo di raccontare il vino ricorda quello di Alessandro Barbero: divagante solo in apparenza, profondamente storico, sempre legato al contesto. Ogni frase apre una parentesi, ogni parentesi rimanda a un tempo preciso, a una scelta fatta o a una rinuncia necessaria. Nulla è casuale, nemmeno il silenzio.

Barbera d'Asti Bric Piovà è l’incredibile rosso di Stefano Peyrani che hai ricevuto in abbonamento. Scoprilo.

La cantina è essenziale, quasi austera. Al piano terreno l’acciaio, ordinato, funzionale; sotto, nella cantina interrata, il legno dei tonneaux, custodito nel silenzio e nel buio.

Qui l’idea di “valorizzare” non passa dall’estetica, ma dal rispetto.

La produzione non è costante: ci sono annate che semplicemente non esistono. “Non ho prodotto”, dice Stefano, come fosse la cosa più naturale del mondo. E lo è, quando è la vigna a comandare davvero.

I terreni sono una mappa geologica a cielo aperto. Ocra, argilla, sabbia, fossili marini. “La fortuna del Piemonte è che sono terreni di origine marina”, racconta mentre camminiamo tra vigne appena potate a guyot. Da una parte un suolo completamente calcareo, bianco. Dall’altra, colline di origine oceanica. Qui solo Barbera. Poco più di quattro decimi di ettaro. Tutto il resto è stato pensato, ripensato, reimpiantato.

Diventa un Explorer

Ogni mese ti raccontiamo una cantina ignota ed esclusiva che abbiamo scoperto. Ogni mese tu ricevi a casa quella che per noi è la sua migliore bottiglia: un vino sempre nuovo, pregiato e sorprendente. 

Regala o regalati un abbonamento.

È proprio camminando tra i filari che Stefano si lascia andare ai ricordi. Il Monferrato che racconta è quello di pochi rimasti. Fino alla Prima guerra mondiale, qui era tutta vigna. Poi l’industria, le fabbriche, Torino a quaranta minuti. “Siamo rimasti in quattro gatti”, dice quasi sottovoce. Ma quei pochi hanno tenuto vivo il filo con la terra. Stefano lo dice pensando al nonno, che pur vivendo a Torino tornava sempre qui, con costanza e affetto, per non perdere quel legame profondo con la collina e con l’infanzia. Un gesto semplice, ripetuto nel tempo, che oggi dà senso a tutto il resto.

Per anni Stefano ha tenuto in vita vigne vecchie, con rese ridicole.

Dicono che per fare qualità devi stare sui 60 quintali per ettaro. Noi ne facevamo 15”.

Una follia economica, ma una chiarissima dichiarazione d’intenti. Quando non è stato più sostenibile, ha scelto di studiare, di piantare nuovi cloni, cercando un’unica cosa: vini da invecchiamento. L’intervento in vigna è minimo, non certificato, ma profondamente consapevole.

Scendendo nella cantina storica, il cambio di temperatura è netto. Le mura dell’Ottocento trasformano lo spazio in un frigorifero naturale. Il profumo dei tonneaux ci investe subito. Il pavimento a lisca di pesce, la scritta Vitis che domina la stanza, omaggio silenzioso alla pianta a cui si deve tutto. Qui un tempo c’erano botti enormi, oggi ci sono tonneaux nascosti, tutti usati, mai nuovi. Tostatura media. Tempo lungo.

Fermentazione alcolica, malolattica, poi anni. Due in acciaio, sei in legno. A volte di più. “L’acciaio, se lo lasci troppo, chiude il vino”. Qui nulla viene imbottigliato per fretta. Per rabboccare i tredici tonneaux servono circa quindici litri al mese. Il suo investimento è tutto lì, chiuso in cantina.

Assaggiamo prima un 2016, prelevato con l’alzavino direttamente dal tonneau. È un assaggio necessario, quasi didattico: serve a capire quanto per Stefano l’invecchiamento non sia un’opzione, ma una condizione imprescindibile.

Nel bicchiere c’è energia, materia, una Barbera ancora in tensione, che racconta bene da dove parte il suo lavoro.

Ci permette di misurare lo stacco, di preparare il palato e la mente a ciò che verrà dopo.

L’abnegazione di Stefano e la sua curiosità sincera per la nostra reazione lo spingono ad andare oltre. Dall’unico tonneau rimasto ci fa assaggiare anche il 2009. Il finale è sorprendente: balsamicità, cuoio, cioccolato, e una freschezza che non ti aspetti dopo così tanti anni.
“Il complimento più bello me l’ha fatto un francese di Châteauneuf-du-Pape: mi ha detto che gli ricordava un grande Châteauneuf”. Stefano lo racconta senza enfasi. Qui i complimenti non fanno rumore.

Per il 2011 il tempo cambia ritmo. Ci spostiamo all’esterno alla luce del tramonto. È il momento giusto, quello in cui il vino può finalmente parlare senza interferenze. Questo Barbera d’Asti nasce dalla parcella di Piovà Massaia, a circa trenta minuti da dove ci troviamo ora, non da queste vigne di Ravizza che abbiamo davanti.

Piovà Massaia erano antichi terreni della chiesa, appezzamenti silenziosi e straordinari. Stefano li ha acquistati e accompagnati nel tempo, restituendo loro voce e dignità: un gesto paziente, fatto più di attesa che di intervento.

Qui invece, a Ravizza, solo da pochi anni ha deciso di piantare nuovamente Barbera, andando a sostituire piante ormai esauste, risalenti all’epoca del nonno. Allora la vigna produceva poco, ma abbastanza da meritare di essere ascoltata fino in fondo.

Nel bicchiere il Barbera d’Asti 2011 è profondo, disteso, incredibilmente vivo. Dieci anni di tonneaux hanno cesellato il vino senza appesantirlo, restituendo una Barbera di eleganza rara, capace di unire maturità e freschezza con una naturalezza disarmante. È qui che si comprende davvero la visione di Stefano: un vino che non rincorre il tempo, ma lo attraversa con grazia.

Le etichette portano la firma di Tino Aime, pittore piemontese e amico caro. Incisioni che vivono su ogni bottiglia come un ricordo permanente. “I miei sono vini potenti”, dice Stefano. Potenti non per estrazione, ma per resistenza nel tempo.

Il ricordo più difficile Stefano lo racconta piano, quasi con pudore. È il periodo in cui andava porta a porta a vendere il suo vino. Una volta una signora, senza assaggiare, si fermò sull’anno in etichetta e disse semplicemente: “Ma questo vino è vecchio”. Non c’era cattiveria, solo distanza. È stato in quel momento che Stefano ha capito che non poteva continuare così.

“Non tutti i vini chiedono di essere spiegati. Alcuni hanno solo bisogno di essere incontrati, al momento giusto.”

Assaggiare il Barbera d’Asti 2011 di Stefano Peyrani significa entrare in un tempo diverso, fatto di scelte lente, di attese consapevoli e di una visione che non ammette scorciatoie. È un vino che non cerca consenso immediato, ma che ripaga chi gli dedica attenzione.

Ed è proprio per questo che entra a far parte de La Versione di Gunter: perché crediamo nei vini che sanno aspettare, nelle storie che meritano fiducia e nei produttori che mettono tutto ciò che hanno dentro una bottiglia.

Qui non si tratta solo di bere bene, ma di scegliere con chi farlo.

Gli altri viaggi di Gunter

Companhia de Vinhos dos Profetas e dos Villões

Isola di Madeira

Companhia de Vinhos dos Profetas e dos Villões

Sono amico di Antonio Maçanita da quasi 20 anni e so che era l’unico abbastanza folle da poter credere in questa visione.

Esplora con noi
Château Des Bormettes

Provenza

Château Des Bormettes

L’85-90% della nostra produzione è focalizzata sui rosé: qui in Provenza ci piacciono i vini pallidi.

Esplora con noi
Scopri i vini della cantina

Informazioni sui cookie presenti in questo sito

Questo sito utilizza cookie tecnici e statistici anonimi, necessari al suo funzionamento.

Per saperne di più x